Edibles alla cannabis: cosa sono e come funzionano

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“Ancora niente? Mah, forse ce n’era poca…” Il Mago sente queste parole dalla cucina e si gira di scatto.

Perché con gli edibles uno degli errori più classici è proprio questo: aspettare qualche minuto, pensare che non stia succedendo nulla e insistere. E invece no. Quando la cannabis passa dallo stomaco anziché dai polmoni, cambiano i tempi, cambia il modo in cui i cannabinoidi vengono assorbiti e possono cambiare parecchio anche gli effetti.

Gli edibles sono alimenti e bevande preparati con cannabis o suoi derivati. Brownies e biscotti sono probabilmente i più famosi, ma il mondo non finisce certo lì: esistono torte, caramelle, tisane, burro alla cannabis e persino ricette salate. Da queste parti, per esempio, la cannabis è già finita dentro una space cake, una torta, un risotto e perfino un liquore.

Prima di accendere i fornelli, però, bisogna capire bene come funzionano gli edibles, perché sono così diversi dalla cannabis fumata, quali sono i tempi da considerare e cosa cambia tra preparazioni con cannabinoidi differenti.

Infografica sugli edibles alla cannabis con dolci, risotto, CBD e indicazioni visive su tempi, effetti e dosaggio.
Immagine: in fografica sugli edibles alla cannabis con dolci e ricette salate, che illustra i principali aspetti da considerare: tempi di attesa, durata degli effetti e prudenza nel dosaggio.

Cosa sono gli edibles e come si differenziano dal fumo

Partiamo da una cosa semplice: “edible” in inglese significa letteralmente “commestibile”. Nel mondo della cannabis, però, con questo termine si indicano alimenti e bevande che permettono di assumere cannabinoidi per via orale.

E qui arriva la prima precisazione importante: non basta prendere della cannabis e lanciarla nell’impasto sperando che il forno faccia il resto. Per utilizzare i cannabinoidi in cucina servono preparazioni adatte e, a seconda della ricetta e della materia prima utilizzata, possono entrare in gioco passaggi come la decarbossilazione e l’infusione in una sostanza grassa.

La vera differenza rispetto al fumare, però, non si trova nel piatto. Si trova nel percorso.

Quando la cannabis viene fumata o vaporizzata, i cannabinoidi vengono assorbiti attraverso i polmoni e raggiungono rapidamente il circolo sanguigno. Con un edible, invece, devono attraversare l’apparato digerente e vengono successivamente metabolizzati anche dal fegato prima di entrare pienamente in circolo.

È un giro decisamente più lungo. E il nostro organismo, durante il tragitto, non rimane con le mani in mano.

Per questo non ha molto senso confrontare una boccata e una fetta di dolce come se fossero semplicemente due strade equivalenti per arrivare nello stesso posto. Sono modalità di assunzione diverse, con dinamiche diverse.

Tempi ed effetti: perché sono diversi rispetto a fumare

Con la cannabis inalata gli effetti possono comparire nel giro di pochi minuti. Con gli edibles, invece, bisogna mettere in conto un’attesa decisamente più lunga: in genere gli effetti iniziano a manifestarsi dopo circa 30-90 minuti, ma in alcuni casi possono servire anche due ore o più.

Non esiste un timer universale da impostare sul telefono. I tempi possono cambiare in base alla quantità assunta, al tipo di preparazione, al metabolismo individuale e anche a ciò che è stato mangiato prima.

Ed è proprio qui che nasce uno degli errori più comuni: pensare troppo presto che l’edible “non abbia funzionato” e assumerne ancora.

Il problema è che la seconda porzione non cancella la prima. Arriva semplicemente dopo, magari proprio quando anche la precedente sta iniziando a fare effetto. E a quel punto la serata potrebbe prendere una piega un po’ diversa da quella prevista.

Anche la durata può essere diversa. Con l’assunzione orale, infatti, i cannabinoidi seguono un percorso più lento rispetto all’inalazione e i loro effetti possono protrarsi più a lungo. Intensità e durata, inoltre, non sono identiche per tutti: entrano in gioco la composizione del prodotto, la quantità, le caratteristiche individuali e persino il pasto che accompagna l’assunzione.

Ecco perché, quando si parla di edibles, la fretta è probabilmente l’ingrediente meno utile della ricetta.

Un dosaggio prudente per chi inizia

Quando si parla di dosaggio degli edibles, la tentazione sarebbe quella di cercare un numero preciso. Una quantità che vada bene per tutti, facile da ricordare e possibilmente impossibile da sbagliare.

Peccato che quel numero non esista.

La concentrazione di cannabinoidi può cambiare molto da una preparazione all’altra e, nelle ricette casalinghe, stabilire con precisione quanto principio attivo sia presente in ogni singola porzione può essere particolarmente difficile. A questo si aggiungono metabolismo, sensibilità individuale, alimentazione e altri fattori che possono modificare la risposta dell’organismo.

Per questo un approccio prudente parte da una regola molto meno spettacolare di qualsiasi formula magica: quantità contenute e niente fretta.

Soprattutto quando non si conosce bene la concentrazione della preparazione, aumentare rapidamente le quantità perché gli effetti tardano ad arrivare è esattamente ciò che andrebbe evitato.

Con prodotti confezionati è importante controllare sempre l’etichetta e distinguere la quantità indicata per l’intero prodotto da quella riferita alla singola porzione. Nelle preparazioni domestiche, invece, la cautela deve essere ancora maggiore proprio perché la distribuzione dei cannabinoidi potrebbe non essere perfettamente uniforme.

E naturalmente vale una regola che in cucina dovrebbe essere scontata: gli edibles vanno conservati in modo sicuro, chiaramente riconoscibili e fuori dalla portata di bambini e animali.

Una volta chiarito questo punto, finalmente si può aprire il ricettario, e, quello di Weedzard, ha già qualche pagina macchiata di farina.

Le ricette di Weedzard: dai dolci (space cake, torta) ai salati (risotto)

Ed eccolo, finalmente, il ricettario.

Quando si pensa agli edibles, la mente corre quasi automaticamente ai dolci. E in effetti la space cake è probabilmente una delle preparazioni alla cannabis più conosciute: una ricetta diventata quasi un simbolo della cucina cannabica, con tutto il fascino – e le attenzioni – che questo comporta.

Restando con le mani nella farina, c’è anche la torta alla marijuana, perché evidentemente dalle parti di Weedzard lasciare il forno spento non è mai stata un’opzione particolarmente convincente.

Ma gli edibles non vivono di soli dolci.

La cannabis può trovare spazio anche nelle preparazioni salate e il risotto alla canapa ne è un buon esempio: cambiano ingredienti, procedimento e risultato finale, ma resta quell’incontro tra cucina e canapa che permette di guardare oltre il solito brownie.

E visto che abbiamo già sconfinato dal reparto pasticceria, tanto vale arrivare fino al bicchiere. Anche il liquore alla canapa fa parte del ricettario Weedzard e mostra bene quanto il concetto di edible possa essere più ampio di quanto suggerisca la traduzione letterale di “commestibile”.

Dolce, salato o da bere, però, il principio non cambia: una ricetta alla cannabis non è soltanto una questione di gusto. Materia prima, preparazione e cannabinoidi utilizzati fanno la differenza.

Edibles al CBD: cosa cambia e cosa sapere sulla legalità

Fin qui abbiamo parlato di edibles come di una grande famiglia. Ma arrivati al CBD bisogna fare un po’ d’ordine, perché CBD e THC sono cannabinoidi differenti e non producono gli stessi effetti.

Il CBD, o cannabidiolo, è un cannabinoide della cannabis che non produce lo “sballo” comunemente associato alla marijuana. Un edible al CBD, quindi, non va confuso con le preparazioni contenenti quantità rilevanti di sostanze psicoattive: parlare genericamente di “edibles alla cannabis” senza considerare cosa contengano realmente rischia di mettere nello stesso sacchetto prodotti molto diversi.

Ed è anche per questo che vale sempre la pena leggere bene l’etichetta.

Concentrazione di CBD, ingredienti, composizione e indicazioni del produttore aiutano a capire che cosa si ha davanti. E no, una caramella resta una caramella solo nell’aspetto: quando contiene cannabinoidi è meglio sapere esattamente cosa c’è dentro prima di farla sparire in due bocconi.

Sul fronte della legalità, invece, la faccenda richiede qualche attenzione in più.

Il fatto che un prodotto contenga CBD non significa automaticamente che qualsiasi alimento o bevanda che lo contenga possa essere venduto o consumato liberamente in ogni forma. In Italia e nell’Unione Europea entrano in gioco diverse norme relative agli alimenti, agli ingredienti utilizzati, alla provenienza della canapa e alla presenza di cannabinoidi.

In particolare, per i prodotti destinati all’alimentazione bisogna considerare anche la disciplina europea sui Novel Food. Estratti e prodotti contenenti cannabinoidi possono rientrare in questa disciplina e la loro commercializzazione come alimenti deve rispettare le autorizzazioni e le norme applicabili. Il quadro, inoltre, può variare in base alla composizione del prodotto e alle disposizioni nazionali.

La parola “CBD”, insomma, da sola non è un lasciapassare.

Quando si acquista un prodotto è quindi importante verificarne provenienza, composizione ed etichettatura e affidarsi a prodotti conformi alla normativa applicabile. E quando si passa dalla teoria alla cucina casalinga, conoscere bene la materia prima utilizzata rimane altrettanto importante.

Perché sperimentare in cucina è divertente. Farlo senza sapere cosa è finito nella pentola, decisamente meno.

FAQ sugli edibles

Cosa sono esattamente gli edibles?

Gli edibles sono alimenti o bevande attraverso cui vengono assunti cannabinoidi per via orale. Il termine comprende quindi preparazioni molto diverse tra loro e non identifica necessariamente il classico dolce alla cannabis.

Ciò che conta è soprattutto cosa contiene il prodotto, in quale concentrazione e come è stato preparato: tre informazioni decisamente più utili della forma che ha nel piatto.

Quanto impiegano gli edibles a fare effetto rispetto al fumo?

In genere l’assunzione orale richiede più tempo rispetto all’inalazione perché i cannabinoidi devono attraversare il processo digestivo e metabolico. Gli effetti possono iniziare dopo circa 30-90 minuti, ma l’attesa può essere anche più lunga.

Proprio questa variabilità rende poco sensato stabilire che un edible “non abbia funzionato” dopo pochi minuti. Stomaco e fegato, purtroppo, non accettano prenotazioni né consegne express.

Gli edibles CBD danno lo stesso effetto di quelli a base di THC?

No. CBD e THC interagiscono con l’organismo in maniera differente e, soprattutto, il CBD non produce gli effetti intossicanti tipicamente associati al THC.

La distinzione, però, non dovrebbe fermarsi al nome del cannabinoide scritto sulla confezione. È importante considerare l’intera composizione del prodotto, le concentrazioni dichiarate e l’eventuale presenza di altri cannabinoidi. Due edibles esteticamente identici possono avere composizioni completamente diverse.

Qual è un dosaggio prudente per chi li prova per la prima volta?

Non esiste una dose universale valida per qualsiasi edible e per qualsiasi persona. La quantità appropriata dipende innanzitutto dal cannabinoide presente e dalla sua concentrazione, oltre che dalle caratteristiche individuali e dal tipo di prodotto.

La prudenza consiste quindi nel conoscere la composizione, attenersi alle indicazioni riportate sul prodotto e non aumentare rapidamente la quantità durante l’attesa degli effetti. Con preparazioni casalinghe la cautela deve essere ancora maggiore, perché determinare con precisione la concentrazione presente in ogni porzione può essere difficile.

Edibles: in cucina, ma con consapevolezza

A questo punto si può tornare in cucina.

Gli edibles mostrano probabilmente uno dei lati più curiosi della cannabis: quello capace di incontrare ricette, ingredienti e tradizioni che con una cartina hanno ben poco a che fare. Ma proprio perché l’assunzione orale segue regole e tempi diversi, conoscere ciò che finisce nel piatto conta almeno quanto saperlo preparare.

Vale per una torta, per un risotto, per un prodotto al CBD e per qualsiasi altra preparazione: composizione, quantità, provenienza e consapevolezza vengono prima dell’esperimento culinario.

Il bello, del resto, è proprio scoprire quante strade può prendere la canapa quando entra in cucina. L’importante è percorrerle sapendo cosa c’è nel piatto: poi si può pensare alla ricetta, al gusto e, naturalmente, a chi toccherà lavare le pentole.

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AUTORE

Mario Pentelli

Mario Pentelli è Content Editor di Weedzard e si occupa della redazione, revisione e aggiornamento dei contenuti dedicati alla canapa industriale e ai prodotti a base di CBD. Opera nel digital marketing da oltre 15 anni e collabora con Weedzard dal 2020, contribuendo alla realizzazione di guide, approfondimenti e contenuti informativi rivolti ai consumatori interessati al mondo della cannabis light. Le sue principali aree di competenza comprendono: CBD e cannabinoidi Cannabis light Hashish legale Canapa industriale Legislazione italiana sulla canapa Normativa europea Coltivazione della canapa Educazione del consumatore I contenuti firmati da Mario Pentelli vengono verificati e aggiornati periodicamente per garantire accuratezza, chiarezza e conformità alle normative vigenti. Le informazioni pubblicate hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza medica o legale.
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