Tre tipi di marijuana, tre mondi diversi, che con gli anni si sono fusi tra loro e ibridati. Infine, la cannabis light. In questo viaggio esploriamo la grande famiglia della cannabis, dalle varietà classiche fino alla recente rivoluzione della cannabis light.

Quanti tipi di marijuana esistono?
La risposta più semplice è questa: le grandi famiglie storiche della cannabis sono tre, cioè Sativa, Indica e Ruderalis. Per molto tempo questa distinzione è stata il modo più immediato per orientarsi nel mondo della marijuana, perché aiutava a capire la struttura della pianta, la forma delle foglie, i tempi di crescita e il tipo di esperienza generalmente associata alle diverse varietà.
Fermarsi a questa classificazione oggi, benché esaustivo, sarebbe parzialmente riduttivo.
Con il passare degli anni, infatti, il mondo della cannabis si è trasformato profondamente.
Le genetiche originarie si sono incontrate, fuse, selezionate e incrociate tra loro fino a dare vita a un panorama molto più ampio e articolato, fatto soprattutto di ibridi.
È per questo che, se da una parte i tipi di cannabis restano tre, dall’altra la cannabis moderna è il risultato di una lunga evoluzione botanica e genetica.

I breeder, guidati dal mercato ("e quindi dalla voracità dei consumatori..?", chiede Il Mago con una punta di provocazione nel tono) hanno lavorato per decenni per ottenere il meglio di ogni varietà: la componente più "ariosa" della Sativa, la struttura più compatta dell’Indica, la straordinaria resistenza della Ruderalis.
Da queste ibridazioni sono nate varietà sempre più stabili, specifiche e adatte a obiettivi diversi, sia in termini di coltivazione sia per quanto riguarda aroma, tempi di fioritura e caratteristiche generali della pianta. Sono oggi disponibili a livello commerciale varietà autofiorenti che completano il ciclo in 70 giorni, poco più di due mesi.
Infine, proprio da questi processi di ibridazione si è arrivati anche a una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni: la cannabis light.
Non si tratta di una quarta famiglia botanica, ma di una nuova direzione di selezione, che parte sempre dal patrimonio genetico della cannabis e porta a varietà con THC molto basso (sotto la cosiddetta "soglia drogante" definita dalla legge italiana) e CBD elevato.
In altre parole, si: le tre famiglie storiche sono sempre la base. La cannabis light è una nuova varietà? Inizialmente si otteneva da varietà Savita, ma il suo presente cannabis racconta una storia molto più dinamica, fatta di evoluzione continua, incroci e nuove interpretazioni della pianta.
Le tre grandi tipologie di cannabis
Ecco le principali caratteristiche e differenze tra le tre principali famiglie storiche dei principali tipi di marijuana. Stiamo parlando di tutta la cannabis, della light come di quella legale in California (ma non in Italia).
Cannabis Sativa
Le piante di Cannabis Sativa sono alte e slanciate, con foglie sottili e allungate, dalla struttura riconoscibilissima, ad "albero di natale". Già a colpo d’occhio trasmettono leggerezza, verticalità e sviluppo verso l’alto.
E' proprio questa silhouette elegante una delle firme più riconoscibili di una grande - e stupenda - Sativa.
Le Sative sono originarie di zone per lo più equatoriali (e tropicali: Thai, Messico, ma anche Sudafrica, come la celeberrima Durban Poison), e si distinguono per il loro ciclo di crescita più lungo.
Sono piante che tendono a prendersi più tempo, sviluppando una struttura ampia e ariosa prima di arrivare alla piena maturazione.
Alcune possono arrivare a 6 mesi di fioritura!
Nei paesi dove la cannabis ad alto THC è legale, i consumatori descrivono gli effetti come energizzanti, creativi e stimolanti: ideali per il giorno, l’attività fisica o sociale, e per chi cerca un boost mentale. Per questo la Sativa, nella cultura pop, viene tradizionalmente associata a un uso diurno, a momenti in cui si desidera restare attivi, presenti e ricettivi.
Per ricordare più facilmente, i consumatori abituali di lingua italiana si appoggiano al noto detto di strada: "Sativa, la mente s'attiva".
Ecco il profilo della foglia e della pianta, con un utile contrasto bianco-e-verde.

Immagine via Wikimedia Commons
Cannabis Indica
La Cannabis Indica è la classica "canapa indiana". Illegalissima in Italia. Rispetto alla Sativa, si presenta come una pianta più compatta e robusta, con una struttura raccolta, massiccia, quasi "a pannocchie".
Le sue foglie larghe e spesse la rendono immediatamente riconoscibile anche a colpo d’occhio. Dove la Sativa tende a slanciarsi verso l’alto, l’Indica comunica densità, solidità e una certa potenza visiva, come se tutta la sua energia restasse concentrata in una forma più bassa e muscolare.
Le Indiche sono originarie ("Di dove?? Da dove vuoi che vengano??" esclama Il Mago puntando il dito sulla mappa dell'India)...dell'India, naturalmente. In particolare l'origine è montana, sugli altipiani dell’Asia. Nel tempo, si è costruita la fama di varietà resistente, concreta e molto produttiva.
Nei paesi dove la cannabis ad alto THC è legale, i consumatori descrivono gli effetti come rilassanti, distensivi e corporei: il classico profilo da fine giornata, da divano, da decompressione piena. Per questo l’Indica, nella cultura pop, viene tradizionalmente associata a un uso serale, o comunque ai momenti in cui il corpo chiede pausa, calma e rilassamento totale.
Per ricordarla più facilmente, i consumatori abituali di lingua italiana si appoggiano spesso all’altro grande detto di strada: "Indica, il divano ti indica".
Ecco il profilo della foglia e della pianta, di nuovo in bianco-e-verde.

Immagine via Wikimedia Commons
Cannabis Ruderalis
Le famose autofiorenti devono la loro caratteristica a questa famiglia. Questo tipo di marijuana - la Cannabis Ruderalis - è una varietà resistente originaria delle zone più a nord dell’Asia centrale.
Dal punto di vista estetico è una pianta piccola, compatta, poco appariscente, ma robusta: cresce spontanea anche nelle zone meno gelide della Siberia...! E' infatti l'unico tipo di marijuana che può resistere a quelle latitudini. Non tanto per le basse temperature, ma perchè il sole può stare per mesi basso sull'orizzonte e la pianta potrebbe "confondere" le stagioni, compromettendo il suo ciclo vitale.
La Ruderalis è infatti celebre per la sua capacità di fiorire automaticamente, indipendentemente dalle ore di luce. In pratica, non aspetta l’equinozio di autunno per entrare in fioritura: parte da sola, seguendo un proprio ritmo interno. Ed è proprio questa caratteristica ad averla resa così preziosa per i breeder di tutto il mondo.
Non viene scelta per la produttività, che è ridotta, né per la potenza, ma per la sua straordinaria utilità nelle ibridazioni genetiche. Quando entra in un incrocio, porta in dote rapidità, resistenza e soprattutto autofiorenza.
Per questo motivo, come già accennato, la Ruderalis è diventata la base delle varietà automatiche. Ogni volta che si parla di strain "auto", c’è sempre almeno una componente Ruderalis. È la presenza silenziosa, dalla fredda Siberia, che ha cambiato il modo di selezionare la cannabis moderna.
Ecco il profilo della foglia e della pianta in bianco-e-verde.

Immagine via Wikimedia Commons
Perché oggi quasi tutte le varietà sono ibride?
Il Mago, di passaggio mentre scriviamo, non resiste e dice la sua..
"Perchè i consumatori abituali vogliono varietà sempre più...più! E il mercato gli va dietro, ecco perchè! Poi sono troppo forti e vi stendono! Meglio la light!"
E forse il Mago non si sbaglia: la cannabis moderna è il risultato di decenni di raffinati e spietati incroci e selezioni. Nessuna "ingegneria genetica", nessun ogm, solo decenni di ibridazione progressiva.
I breeder hanno combinato i punti di forza delle tre grandi famiglie, unendo Sativa, Indica e Ruderalis in percentuali diverse del mix. A volte con risultati straordinari, altre volte con clamorosi insuccessi, con l’obiettivo di ottenere piante più stabili, più veloci, più produttive o semplicemente più adatte a determinati contesti di coltivazione.
Il Mago, con la sua battuta di sfuggita, ha toccato un nervo scoperto: è proprio dall’incrocio tra varietà Sativa o Indica e varietà Ruderalis che sono nate le automatiche.
Le automatiche sono in grado di completare il ciclo - dal seme al raccolto - nel giro di tre mesi.
La loro comparsa a inizio anni 2000 (con la famosa Low Ryder) è stata una vera rivoluzione a tutti i livelli: dal piccolo coltivatore indoor al grande coltivatore outdoor.
Per questo oggi si può dire che quasi tutte le varietà in commercio siano ibride. Le genetiche pure esistono ancora come riferimento teorico e storico, ma nella realtà commerciale dominano gli incroci. E quando si parla di varietà automatiche, c’è una regola che non cambia: la presenza genetica della Ruderalis è sempre alla base dello strain.
Da qui nasce la cannabis contemporanea: una galassia di varietà che parte da tre grandi famiglie, ma che ormai vive soprattutto di combinazioni, selezione e nuove interpretazioni della pianta.

